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HABITAT-ALTERATI

 Una ricerca sulle trasformazioni dell’habitat naturale e sociale

e sulle contraddizioni dell’habitus umano contemporaneo.

HABITAT & HABITUS ALTERATI

Altered Habitats & Habitus — Project Statement (2018–2020)

«Abitiamo luoghi che trasformiamo. Abitiamo comportamenti che ci trasformano.»

Habitat & Habitus alterati nasce da una riflessione sul rapporto tra l’essere umano, lo spazio naturale e le strutture sociali di cui è parte.

La ricerca si muove su due territori paralleli e interconnessi:

  • L’Habitat: lo spazio fisico dell’esistenza — la natura, la terra, il paesaggio e l’ambiente urbano.
  • L’Habitus: la dimensione umana e collettiva — i comportamenti, i rituali, la cultura, la tecnologia e le relazioni di potere.

In questo ciclo di opere, la natura non è mai un paesaggio passivo o idealizzato, ma una presenza viva e ferita. Cementificazione, denaturalizzazione e appropriazione modificano gli equilibri ambientali: animali ed elementi vegetali affiorano dalla materia come testimoni silenziosi di un territorio alterato.

Contestualmente, lo sguardo si sposta dall’ambiente all’essere umano. Guerre, migrazioni, asimmetrie sociali e la progressiva frammentazione dell’attenzione introdotta dalla tecnologia investono la sfera dell’habitus. L’opera non esprime un giudizio moralistico, ma interroga ciò che rischiamo di perdere mentre cambiano gli strumenti attraverso i quali conosciamo il mondo: l’esperienza diretta, la curiosità, la capacità di attenzione e di relazione.

Il linguaggio pittorico e materico riflette questa condizione di transizione: figurazione e astrazione convivono sulla stessa superficie. Immagini e figure umane affiorano da campiture dense e stratificate, talvolta isolate, talvolta riassorbite dalla materia, alla ricerca di una collocazione nello spazio.

Non ogni traccia coincide tuttavia con il conflitto. In alcune opere permane la possibilità di un equilibrio: la figura di chi pesca di fronte al mare restituisce la semplicità di un gesto antico, ricordandoci che l’uomo può ancora abitare la natura senza esercitare su di essa un dominio.

Habitat & Habitus alterati mette in scena le fragilità e le contraddizioni del nostro stare al mondo.

Abitare non significa soltanto occupare uno spazio, ma scegliere la misura e la responsabilità della nostra presenza.

trittico Gli occhi dei sogni, 2020
Opera polimaterica su tela, 100 x 120 cm

Piccole terre verdi affiorano dal mare come promesse di approdo e di una vita possibile. Sono le mete immaginate da chi lascia la propria terra inseguendo la speranza di un futuro migliore, miraggi che il viaggio può trasformare in disillusione o tragedia. Nella materia, piccoli occhi emergono dall’acqua: presenze individuali che restituiscono uno sguardo alle vite che il racconto collettivo rischia di ridurre a numeri.

Dittico Finché c’è vita, 2020
Opera polimaterica su tela, 80 x 100 cm

Le fratture della materia evocano territori segnati dalla guerra, luoghi in cui, nonostante la distruzione, i bambini continuano a giocare e donne e uomini a vivere, resistere, ricominciare. Tra le ferite della superficie scorre un fiume dorato di resina: la vita che continua a farsi strada anche dove sembra impossibile.

L’opera racchiude anche una dimensione autobiografica, legata alla terza maternità dell’artista, desiderata e vissuta a 43 anni. La sorprendente capacità generativa del corpo, anche in una fase più avanzata della vita, diventa espressione della stessa forza vitale che attraversa l’opera.

I diritti fondamentali dell’uomo, 2018
Opera polimaterica su tela, 80 x 100 cm

L’opera riflette sulle contraddizioni della condizione umana: guerre, violenza, sfruttamento e negazione dei diritti fondamentali, anche dell’infanzia.

Le frecce, ispirate al linguaggio delle pitture rupestri, richiamano simbolicamente una dimensione primordiale dell’uomo, nella quale la sopraffazione prevale sulla coscienza etica. Attraversano la superficie dirigendosi verso un nucleo luminoso, simile a un fiore, impreziosito da piccoli elementi scintillanti.

Quel nucleo rappresenta il valore inestimabile dei diritti umani e dei bambini: un patrimonio fragile e prezioso, continuamente esposto alla violenza, che ogni società è chiamata a riconoscere e proteggere.

 

Uccellino attonito, 2018
Opera polimaterica su tela, 80 x 120 cm

Uccellino, 2018
Opera polimaterica su tela, 80 x 120 cm

Complementari, come il Viola con le banane, 2018
Opera polimaterica su tela, 100 x 100 cm

Quattro mele, 2018
Opera polimaterica su tela, 80 x 100 cm

Quattro forme simili, ordinate e apparentemente brillanti, evocano un mondo nel quale la semplificazione e l’artificialità rischiano di sostituirsi alla complessità dell’esperienza.

L’opera nasce da una riflessione sul cambiamento generazionale: dalla libertà di esplorare, inventare e scoprire attraverso l’esperienza diretta, a una quotidianità sempre più mediata da schermi, dispositivi e tecnologie digitali. Cambiano i linguaggi, il rapporto con la musica, le modalità di incontro e persino gli spazi dell’immaginazione.

La Pescatrice, 2017
Opera polimaterica su tela, 50 x 70 cm

La pescatrice, 2018

Ispirata ai paesaggi costieri della Spagna, luoghi familiari all’artista, La pescatrice restituisce una visione poetica dell’esistenza, fondata sulla semplicità e sul contatto diretto con la natura.

Una figura solitaria attraversa il mare su una piccola imbarcazione, accompagnata dal volo degli uccelli e dal movimento delle onde. Il gesto quotidiano della pesca diventa espressione di un rapporto essenziale con l’ambiente, lontano dalle logiche di dominio e sfruttamento.

L’opera racchiude un ideale personale di vita: abitare il mondo con leggerezza, rispettandone i ritmi e riconoscendosi parte della natura.

Iris- Natura morta
Opera polimaterica su tela, 100 x 70 cm

Problem solving
Opera polimaterica su tela, 40 x 80 cm circa

Opera contro le guerre

Laura Torlone – Problem Solving

L’opera riflette sulla contraddizione di un mondo che pretende di risolvere i conflitti attraverso la guerra, trasformando la violenza in uno strumento apparentemente legittimo di soluzione.

Una tendina nasconde la distruzione e il dolore negli occhi di un bambino, lasciando visibili soltanto gli aerei militari, un bagliore di luce e la parola Solving. Dietro il sipario rimane invece la parola Problem, insieme alle conseguenze umane della guerra.

La tenda diventa metafora della rappresentazione mediatica dei conflitti: un filtro che seleziona ciò che viene mostrato e ciò che resta invisibile, orientando la percezione della realtà.

Attraverso il contrasto tra ciò che appare e ciò che viene occultato, Problem Solving interroga il paradosso di una violenza presentata come soluzione, mentre dietro la narrazione della salvezza continuano a esistere sofferenza e distruzione.